Domenico Buratti

Da it.wikiwake.
Domenicobuartti.jpg


Domenico Buratti (Nole, 21 novembre 1881 – Torino, 24 maggio 1960), marito di Vittoria Cocito è stato un pittore, poeta e illustratore.

Vita

Nato da una modesta famiglia di artigiani falegnami; giovanissimo si trasferì a Torino, dove frequentò l'Accademia Albertina|Accademia Albertina di Belle Arti e, appena quindicenne, si iscrisse ai corsi di Disegno e di Pittura tenuti da Giacomo Grosso e Paolo Gaidano, artisti tra i più autorevoli in quel momento.

Nel 1903 esordì alla Esposizione della Società Promotrice di Belle Arti di Torino destando la curiosità e l'interesse del pubblico e della critica. Nel 1904 espose a Parigi. Nello stesso anno dipinse uno dei suoi quadri più famosi, Ribelli, un'interpretazione personale de Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo, che venne accolto con favore soprattutto per la bellezza tecnica e cromatica; l'opera venne esposta alla Società Promotrice nel 1905.

Domenico Buratti acquistò una certa fama anche con la sua attività di illustratore. Nel 1910 illustrò con acquerelli e disegni il libro di poesie per ragazzi Il cestello di Angiolo Silvio Novaro, nel 1912 La bottega dello stregone (ed. Fratelli Treves). Molti anni più tardi, nel 1937, illustrò il libro di favole Ruggine di Renzo Pezzani (ed. Società Editrice Internazionale|SEI).

Nel 1913 incontrò la pittrice Vittoria Cocito, che sposò nel 1920 e da cui ebbe tre figlie, Giovanna, Chiaretta e Gabriella. Partito per il fronte come soldato di fanteria, nel 1917, dopo la Battaglia di Caporetto, venne catturato e internato a Dolmen, in Vestfalia (Germania). Fuggì con alcuni compagni nel 1918 e riparò in Olanda. Riuscì a tornare in Italia solo nel 1919, molto provato, ma riprese subito l'attività. Le sue opere segnarono un ritorno a tematiche legate al suo paese e alle sue tradizioni, alla natura; sono di questo periodo tre dei più bei quadri di Buratti: Il presepe, Il babbo stipettaio e La cuoca, eseguiti tra il 1920 e il 1923.

Nel 1928 rilevò, insieme al fratello Tino, una piccola casa editrice, la Fratelli Ribet (poi chiamata "Fratelli Buratti") che rimase attiva fino al 1932 e che pubblicò opere di giovani scrittori allora sconosciuti, tra i quali Montale, Alvaro, Stuparich, Slataper. Nel 1930 pubblicò la sua raccolta di poesie Paese e galera, scritte durante la prigionia. Tra la fine degli anni trenta e gli inizi degli anni quaranta sviluppò un interesse maggiore per il ritratto e il quadro di paesaggio. La seconda guerra mondiale radunò nuovamente la famiglia Buratti a Nole; la rinnovata energia dell'artista si riversò quasi interamente nell'opera poetica; nel 1945 uscì una seconda raccolta di poesia, Canzoni di strada, scritta tra il 1904 e il 1930.

Dell'ultimo periodo restano soprattutto nature morte e alcuni notevoli autoritratti. Tra il 1945 e il 1948 fu tra i fondatori della Libera Accademia di Belle Arti. Morì a Torino il 24 maggio 1960 e venne sepolto a Nole.

(da Wikipedia)

Biografia a cura delle figlie

Domenico Buratti nasce a Nole Canavese il 21 Novembre 1881, figlio di un umile e saggio artigiano da cui apprese l’amore per il lavoro ben fatto.

Dopo le elementari frequentò l’Accademia Albertina a Torino. Si legò d’amicizia con i com pagni, soprattutto con Cesare Ferro e Felice Carena. A loro dire non fu un buono scolaro.

Espose appena ventenne al Salon di Parigi: La culla, Il Viandante e la Paura e un autoritratto, destando interesse e favorevoli critiche.

In Italia alla Promotrice del 1905 e alla Quadriennale del 1908 i suoi quadri furono accolti dalla critica con commossa partecipazione e attesa. Ebbe in seguito contrasti con l’ambiente accademico che si rifiutò di esporre i suoi quadri. Questi problemi artistici, l'inettitudine alla vita pratica, una crisi di nevrastenia, lo indussero a ritirarsi in solitudine nel suo paese, dove il padre stipettaio sollecitava il suo aiuto in bottega senza comprendere il bisogno del figlio di dedicarsi interamente alla pittura.

Nel 1915 ci fu l’incontro con la pittrice Vittoria Cocito, nel cui studio, in Piazza Statuto 9, avvenivano settimanalmente incontri con altri artisti e appassionati dibattiti sull’Arte.

Nella primavera del 1916 partì per il fronte come soldato semplice di fanteria. La partenza per la guerra fu una felice liberazione dal servizio militare al quale non riusciva a conformarsi: uno spazio di libertà che permetteva a lui, che non aveva mai potuto viaggiare, di godere le bellezze di nuovi paesaggi e di osservare, senza retorica, la realtà della guerra.

Fatto prigioniero dopo Caporetto, fu internato in Westfalia da dove fuggì un anno dopo, raggiungendo l’Olanda dove ad Amsterdam gli apparvero le meraviglie di Rembrandt. Non rien trò in Italia che nel Gennaio del 1919, portando con se i manoscritti delle poesie composte in prigionia, che furono pubblicate nel 1950 con il titolo Paese e Galera. I diari di guerra andarono pur troppo perduti nella disfatta di Caporetto.

Torno in Italia molto provato, esaurito di nervi e deperito per denutrizione; i suoi capelli corvini erano diventati un’aureola bianca. Al tempo stesso si sentiva animato da una volontà di affermazione pittorica ed esistenziale, anche per supera re le difficoltà create dalla famiglia Cocito che si opponeva al suo matrimonio.

Nel 1920, ospite di Cesare Ferro, che lo stesso anno aveva sposato la giovane contessa Gritti, a Trobiolo, sposò segretamente Vittoria Cocito.

Nel 1921, anno della nascita della prima bam bina, a Nole, riuscì a dipingere il quadro che aveva progettato in Germania nel Natale di prigionia: Il Presepio.

La giovane famiglia si stabili sulla collina di Torino, dove nacquero le altre due bambine, e dove la vita scorreva serena in una bella cornice dov’era possibile dipingere grandi quadri. Sono di questo periodo: Il cavallo a dondolo, La fante sca cbe sbuccia le verdure, La moglie cori il mazzo diprimule, un grande ritratto di Chiaretta in giardino andato perduto.

Nel 1929 la famiglia si stabilì a Torino in via Nicola Fabrizi, dove la possibilità di dipingere era minore, per ragioni di spazio e per lo stato d’animo; Uccello in gabbia non canta più, diceva la moglie.

In quegli anni fondò con Gromo la casa editrice Fratelli Buratti, che si proponeva di pubblica re giovani scrittori italiani sconosciuti. Sarebbe stato vitale per lui a questo punto del lesistenza, occuparsi dei giovani pittori, ma gli manco la possibilità di avere un posto d’insegnamento.

Il fratello di A. S. Novaro, di cui aveva illustrato Il Cestello, lo promosse al ruolo di architetto affidandogli la progettazione di due case, a Nava e a Viozene, e apprezzandone la compagnia a diverse riprese lo invitò a Roma dove furono dipinti i piccoli paesaggi romani.

Nel 1940 espose da Martina quadri di fiori, nature morte e figure, accolti con favore dalla critica come «Una grande affermazione di poesia» e dal pubblico che se li accaparro tutti.

La seconda guerra mondiale raccolse nuova mente la famiglia a Nole dove Yenergia che sen tiva sorgere in se in quei momenti speciali, si riverso interamente nell’opera poetica, tuttora non pubblicata; non tralasciando tuttavia di fissa re su tavolette il variare delle stagioni della sua terra.

Nel 1948 ebbe uninteressante ordinazione dai Novaro per due grandi lunette: La vita attiva e La vita contemplata/a. Le terminò nel 1950. Tra il 1945 e il 1948 fu tra i fondatori della Libera Accademia di Belle Arti, che si apriva a tutti senza richiesta di alcun titolo di studio, e in cui le materie scientifiche e culturali cedevano il posto a quelle artistiche.

Dell’ultimo periodo restano nature morte e autoritratti che esprimono la quintessenza della qualità di ciò che viveva; e quando non dipinse più rimase pur sempre vigile alla ricerca di quella bellezza la cui sparizione rende il mondo incomprensibile.

Morì nella sua casa il 24 maggio 1960.

(Giovanna, Chiaretta e Gabriella Buratti )

Domenicoburatti8.jpeg

Dopo la Battaglia di Caporetto, venne catturato e internato a Dolmen, in Vestfalia (Germania). Fuggì con alcuni compagni nel 1918 e riparò in Olanda.

Dburatti2.jpg
Quote4Lblack.png
La mamma capiva quando lui era assorto in un pensiero diverso dagli altri, e allora gli chiedeva: "A che pensi?". Lui rispondeva: "Ho avuto la sensazione di Dio"

(Gabriella Buratti)

Domenicoburatti5.jpeg

Con la famiglia

{{{allinea}}} Conburattipadre.jpg
{{{allinea}}} Famigliaburatti.jpg
{{{allinea}}} Famigliaburatti3.jpg
{{{allinea}}} Famigliaburatti6.jpg
{{{allinea}}} Famigliaburatti8.jpg

All'Accademia Albertina

{{{allinea}}} Accademialbertina.jpeg
{{{allinea}}} Accademiaalbertina2.jpeg
{{{allinea}}} Accademiaalbertina3.jpeg
{{{allinea}}} Accademiaalbertina9.jpeg
{{{allinea}}} Accademia albertina4.jpg




Mostra di Villa Vallero

Villavallero1.jpg Villavallero1.jpg
Villavallero2.jpg Villavallero2.jpg
Villavallero3.jpg Villavallero3.jpg
Villavallero4.jpg Villavallero4.jpg
Villavallero5.jpg Villavallero5.jpg
Villavallero6.jpg Villavallero6.jpg
Villavallero7.jpg Villavallero7.jpg
Villavallero8.jpg Villavallero8.jpg
Villavallero9.jpg Villavallero9.jpg
Villavallero10.jpg Villavallero10.jpg
Villavallero11.jpg Villavallero11.jpg
Villavallero12.jpg Villavallero12.jpg



Locandina.jpg






Articoloburatti.jpg



Studiomaniburatti.jpeg

--Sybil (discussioni) 15:40, 14 lug 2013 (CDT)