Giuseppa Fantini
Nata a Castiglione di Cervia, il 28 - 2 - 1883 e morta a Cervia il 17 - 3 - 1968. Casalinga, contadina, moglie di Matteo Ridolfi, detto Piulina
Era molto generosa. Viene ricordata perché, pur non avendo nulla, portava un uovo, un chilo di zucchero o un po’ di brodo alle puerpere o agli ammalati. "Quando andavi a casa sua, ti tirava dietro la casa", dicevano.
Quando non avevano nulla da mangiare la nonna Giuseppa andava a raccogliere l’erba in pineta per fare il crescione. Erano talmente poveri che a casa non avevano il pavimento, che era di terra battuta, per quello la Giuseppa si arrabbiava tanto quando Piulina perdeva tempo con Mazzini.
Era credente. Aveva un altarino con i morti a cui non mancava mai una candela accesa e immagini sacre. E nonno Piulina era critico: “sa metat Gigion tra tott chi sant, Giusepa, che geva ad cal biastemm…”. Gigione era lo zio della Guglielma, il babbo della Lina.
Allattò lo zio Nino per tre anni e non sapeva come liberarsi dall’impegno. Pensò bene di svezzarlo tingendosi la faccia col lucido da scarpe e indossando un gran cappello di paglia, seduta sul letto. Il bambino non aveva il coraggio di avvicinarsi. Rimase così tre notti.
Aveva una siepe di biancospino che usava per i decotti. Le morì il primo figlio, Guglielmo, perché la levatrice gli legò male il cordone ombelicale. Doveva avere delle strane idee in merito alla cura dei malanni infantili più diffusi, poiché i suoi rimedi casalinghi erano davvero strani, alcuni orrendi. Per esempio, quando la Guglielma prese i vermi la sua mamma glieli fece mangiare sotto forma di frittelle, non ho mai capito per quale ragione, se non che il cannibalismo deve essere talmente inviso ai vermi da recar loro terribile nocumento. L’arzarolo (l’orzaiolo) e la febbre sul labbro (l’herpes) venivano curati con una goccia di pipì. Io me la ricordo che portava il fazzoletto in testa anche a letto.
Dopo aver allattato il figlio per tre anni, per svezzarlo si tinse la faccia con il lucido da scarpe...
--Silvia 03:15, 18 apr 2013 (PDT)