Marcella Plazzi
La Marcella era figlia del fratello della nonna Iride, Attilio e di Iole Plazzi. La Marcella era del 1904, aveva tre anni più del nonno.
Attilio emigrò in America e fece fortuna come commerciante di vini a New York. Un giorno sua moglie, Iole Plazzi, fu uccisa dal suo amante che poi si suicidò, non so se a pistolettate o con un coltello. So solo che la Marcella che aveva sei, sette anni, si ricordava che il suo babbo lavava i gioielli insanguinati di sua mamma sotto l’acqua corrente.
Il padre fu imprigionato e condannato ad un mucchio di anni di galera perché in America non c’era il delitto d’onore, per fortuna, ma i bambini rimasero soli e vennero rimpatriati da soli sul transatlantico. La Marcella aveva un fratello che si chiamava Thompson Washington det Gigìn per semplificare, che era più piccolo di lei.
Del vecchio non si è più saputo nulla tranne che quando uscì di galera dopo molti anni si trasferì in Florida e si risposò, ma i figli non li ha più cercati.
La ma’Iride prese in casa la Marcella che è stata come una sorella per Fernando, mentre, non avendo abbastanza soldi, mandò Gigìn a studiare “nei discoli”, un istituto per ragazzini disadattati tipo quello dove mandarono Franti nel libro Cuore, anche se lui era un bravo bambino. Lì imparò un mestiere (tipografo) e non fu mai amareggiato per questa sfortuna tremenda, pare. Me lo ricordo Gigìn, così gentile.
Mi sono sempre chiesta perché, mentre la ma’Iride si teneva la Marcella, le sue sorelle non si sono fatte carico di Gigìn. La zia Giovanna non poteva perché abitava a Milano (anche questa è una gran storiaccia) ma le altre?
Si dice inoltre che Gigìn fosse figlio dell’amante, infatti quest’uomo aveva dei parenti a Ferrara che vennero a Cervia a vedere il bambino e lo riconobbero preciso al loro congiunto. Mah…che sia per questo che nessuno lo ha voluto?
La Marcella si ricordava che una mattina era andata col nonno Nando a giocare in spiaggia. Qui avevano trovato dei preservativi che avevano scambiato per palloncini. Li hanno gonfiati e portati a casa: “guerda, ma’, chi bei palunzìn”. L’Iride con dei gran strilli gli ha lavato a tutti e due la lingua con il sapone da bucato.
La Marcella era molto bella, non so come si sposò con un caposcarico di nome Asser Severi, giocatore e donnaiolo. E’ andata avanti un bel po’ a pagargli i debiti di gioco, finchè un giorno una donna si presentò a casa sua a chiederle in prestito una valigia. La Marcella ha scoperto poi che la valigia le serviva per scappare con suo marito Asser, che, mi pare, andò a vivere a Rimini conducendo una vita scioperata e lasciando alla Marcella la cura dei due figli, la Lia e Vittorio. Lei ha sempre avuto una gran considerazione per suo marito (chissà perché), ricordo che da vecchio lui l’ andò a trovare a bordo di una decapottabile e con due biondazze. Non vorrei sbagliare, ma mi sembra di ricordare anche che ogni tanto chiedesse dei soldi alla Marcella e lei glieli abbia sempre dati, accontentandosi di sperare di essere seppellita assieme ad Asser, perché “il marito è sempre il marito”.
La Marcella era una presenza dolce e costante in casa nostra, passava con noi tutte le pasque e i natali. E’ stata la mia madrina alla cresima. Venivano lei e l’Iride, portavano i garibaldini di zucchero e il budino di ricotta della Rina, la nonna Iride si sottometteva al rito delle fiabe, e così passavamo tutte le feste comandate.
La Guglielma voleva molto bene alla Marcella; una volta mi disse che quando si sposò con Fernando, che la Laura era già nata, lei fu l’unica a farle un regalo di nozze.
(Silvia Seveso)