Marina Turchetta

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Non ti ho dimenticata amica mia segreta. Tutto di te sembrava apparire chiaro, non nascondevi segreti, cosi' volevi mostrarti.

I suoi occhi di mare chiarissimi riflettevano movimenti di acque appena increspate. Marina conduceva le sue giornate come obbedendo a leggi naturali. Era stata un'ottima bambina, una sorella gemella che cresceva sicura tra due maschi fratelli. Forse da quei giorni ha imparato quella differenza di genere che tanto l' ha intricata? Aveva organizzato il suo tempo con scansioni regolari, a seguire un ciclo che sembrava immutabile. Poco di inaspettato doveva arrivare ai suoi giorni.

Marina controllava con zelo il suo corpo, la malattia non doveva sorprenderla, si faceva fare controlli su tutto, sui nei della pelle chiarissima, sul seno abbondante e bello, su ogni organo in cui pensava si potesse nascondere qualcosa. Non ne era ossessionata, ma previdente,diceva, degli infortuni possibili. Il suo tenere un po' sotto controllo la vita la poteva far apparire come una donna molto sicura dei suoi traguardi. Era diventata presto indipendente, conosceva donne che avevano lottato per diritti di donna, condivideva passioni ,con quella sua maniera pacata di porsi. Aveva idee chiare e le esprimeva senza timore di essere fraintesa. A vederla non avresti pensato che dietro le sue lenti e il fare educato ci fosse un'anima battagliera.

Marina era generosa,senza darlo a vedere, ti offriva pomeriggi tranquilli a sorseggiare un the, a dare ospitalita' se qualcuno lo chiedeva. Lei sembrava non chiedere mai troppo, era pratica e non indugiava a quelle che riteneva inutili complicazioni. Ma il mondo non poteva parere semplice neanche per lei,che restava aggrappata alle sue sicurezze. Se non capiva qualcosa o qualcuno reclamava chiarezza,non era possibile restare con dubbi e ambiguita'.

Marina non era una donna volitiva, era piuttosto una bambina che ha imparato a essere antica. Se fosse vissuta in altra epoca, i suoi grandi azzurri sarebbero stati la porta alla sua anima, ora invece, doveva usare parole per mascherarla un poco, era troppo candida per i cambiamenti rapidi del tempo in cui viveva. Vi ha aderito con forza e con passione, li ha fatti propri nei giorni quotidiani, ha camminato su strade battute e inusuali. Non sempre e' stata capita. Si confondeva quel suo cipiglio di donna pratica con un rigore fuori tempo. Ma la sua casa era vezzosa, piccoli oggetti di porcellana qua e la' , i grossi mici intorno , avrebbero potuto essere segni ben visibili di altro che lei era. Quei ninnoli, e gli amatissimi gatti era tenerezza sparsa a piene mani tutto intorno.

Marina poteva anche giocare a donna adulta, professoressa seria, amica senza inciampi, che ha definito se stessa in un'immagine ben salda, ma il suo cuore batteva all'unisono con desideri e sogni di ragazza. Nella malattia si e' fatta la stessa tenera donna che era. Non aveva previsto un evento cosi' tragico e improvviso. La sua operazione e il verdetto senza scampo. o forse Marina questo lo sapeva gia' da tanto e quello che faceva con i medici a cui cosi' spesso si rivolgeva, era solo un pretesto per avvicinarsi piano piano alla sua fine.

Qualcuno ha scritto che quello che piu' si teme accade sempre. Marina ha fatto accadere ogni giorno della sua vita pezzetti di distacchi in gran segreto,cosi' qualcuno guardandola ha visto solo una donna in equilibrio sul reale. Marina ti preparavi ad altro, amica mia. Mi manchi.

Gatti e fresie

Quando Marina stava male, e' diventata la bella bambina che io immaginavo fosse stata. E' tornata a quel tempo dell'attesa dove tutto puo' accadere.

Marina s'era avanzata nel tempo in cui le donne rivendicavano se stesse, lei non ostentava conquiste a fior di slogan. Le sue marce, in cui ci siamo accompagnate, sapevano di affermazioni certe, non era necessario che le gridasse.

Aveva donato all'archivio delle donne molto suo materiale di lotte femminili. Un primo manifesto del MLD (movimento liberazione donne),tutto rosso ti si parava davanti entrando nella sua casa. La mansarda aveva un piccolo terrazzo, le sue gatte da li' salivano sui tetti, Gigiona, Liz ed altri se ne stavano beati ad aspettarla.

Ad ogni primavera la casa di Marina profumava di fresie,il legno delle pareti ne era imbevuto e al cambio di stagione l'odore si rinnovava sempre. Questo anche lo svolgersi continuo delle cose, della sua vita. Alla fine, sembrava non dolersi troppo che tutto stava cambiando cosi' in fretta e lei correva ad un compimento certo.

Alla fine le fresie e la mia mano, Marina ha avuto accanto

(Gelsomina DI Pasquale)