Severina Morici

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Ogni giorno costringeva le cugine a recitare quattro volte il rosario

Severina era un'ottima signorina,cresciuta nel sacro rispetto dei valori cristiani della famiglia, una famiglia palermitana con molti beni, campagne e case, che incuteva rispetto e a cui nessuno avrebbe osato rivolgersi senza un referente inchino e un ossequioso "vo' signoria" a precedere ogni frase.

Era abituata ad essere servita dalle sue cugine più modeste, quando si trasferiva per la villeggiatura in campagna. Se le portava con se' con la scusa che anche alle "piccirille" avrebbe fatto bene cambiare aria e respirare di fino, li' a Sciacca. Poi le tiranneggiava con mille servizi, ma quello che proprio le cugine non riuscivano a sopportare erano quelle ore del rosario che ogni giorno per quattro volte, dovevano recitare insieme. Si cominciava al mattino,appena sveglie, le cugine dovevano, ancora nella loro camicia da notte, bussare alla camera di Severina, la trovavano eretta tra i bianchi cuscini monacali e che già snocciolava i grossi grani del rosario. Le attendeva con impazienza e cominciavano a pregare. "nel primo misterio glorioso si contempla..." Finiti tutti i misteri, Severina chiedeva che le portassero la colazione,una zuppa di latte bianco.

Sarebbe troppo raccontare delle giornate cosi' monotone,scandite sempre dai 4 rituali del rosario. Ma la sua vera devozione non era tanto rivolta a santi e invocazioni, perché ,in realtà quello a cui si inchinava non era un amore divino, ma una vera passione per suo fratello Giuseppe. Casta, come può essere quella di una sorella ,che si e' votata a regole severe(come il nome diceva) di purissima castità, ma pur sempre una passione.

In quella famiglia ricca la devozione di una donna giovane e non bella, non sempre portava al convento. Bastava ,come aveva fatto Severina, ben imparare a scandire il proprio tempo, senza intoppi, con le litanie di santi e sante, che non interrompevano quasi lo scorrere degli anni. Divenne presto una signorina zitella con il fratello sempre accanto. Le cugine,alcune, se ne andarono lontano, Maria e Michelina a Genova, [Anna Caccamo|Anna] a Roma. Fratello e sorella si apprestavano a divenire una vecchia coppia ben assortita. Lui ,il cavaliere del lavoro, stimatissimo,distinto signore, dai modi sempre garbati,lei che non aveva addolcito il suo carattere con nessuno, ma aveva appreso un'eleganza formale che nascondeva un po' quell'aria sempre sprezzante. Covava nel suo intimo la certezza di un legame indissolubile,un matrimonio perfetto, mai consumato. Come se quel legame con il fratello fosse la sua ostia quotidiana,il cibo perfetto che ingoiava,liberandola da ogni peccato.

E invece proprio il peccato che piu' aborriva,l'avrebbe sfiorata indirettamente. Giuseppe, un giorno arrivo' nella loro tranquilla casa ,nel cuore di Palermo, nel buon salotto che restava sempre coperto di panni bianchi , le chiese di entrare e di starsene una "nticchia" seduta, perche' aveva da parlarle. Severina non ebbe neanche il tempo di preoccuparsi che la la notizia di Giuseppe la "scantio'"(spavento') assai. Si fece piu' pallida del solito e Giuseppe dovette correre a prendere dei sali per farla rinvenire. Forse Guseppe aveva previsto tutto questo e cosi' le aveva chiesto di aprire quella stanza e in quel sacrario l'aveva tramortita. Lui aveva deciso di sposarsi e la sua fidanzata era una ballerina.

Se qualcosa di biblico, come un'inondazione,un aprirsi di mare,o un attacco di cavallette o altre epiche sciagure,ci viene in mente, ecco, questo assomiglia molto a quello che provava ora Severina. Era sommersa da un mare oscuro,cos'era quel desiderio di Giuseppe,a cosa somigliava quell'attacco senza scampo che le serrava ventre e gola? Cos'è una ballerina? si chiedeva. Cercava di ricordare qualche antico giorno in cui aveva visto ballare qualcuno, ma era successo tanto tempo prima, e in case molto borghesi,con maggiordomi che annunciavano gli invitati. E invece chi era questa invitata che ballava e che Giuseppe voleva sposare? Una moglie di Giuseppe? Ma non era lei che sempre gli era stata accanto? Chi era quella femmina? Forse questa e' stata la prima frase che e' riuscita a dire,ritornata in se', " Chi e' la femmina che ti vuole maritare?" Si aveva visto giusto Severina ,in questo. Non poteva essere che cosi'. Era stata questa donna a far impazzire Giuseppe,era lei che lo costringeva a sposarla. Povero Giuseppe preso nelle spire voluttuose di una ballerina!

Ho conosciuto questa moglie di mio zio Giuseppe(era il cugino di mia madre e dunque mio zio di secondo grado). Si sono venuti a sposare a Roma.Io sono in una foto ,piccolina, in braccio a mia madre, al loro matrimonio. Lei, la nuova zia, indossa un abito bianco,ben attillato sui fianchi formosi e sorride beata. Gli altri invitati hanno tutti un'aria attonita,meno quella bambinetta bionda che ride anche lei. Questa zia era una vera" Mondaiola", amava ben vestire e ben vivere. Aveva voluto comprare una macchina , una potente Lancia di colore nero, e poiche' ne' lei ne' il marito sapevano guidare, avevano preso un autista. Non credo che zio Giuseppe avesse potuto permettersi un autista, anche se abbastanza ricco , un autista era comunque un vero lusso. Anche perche' Giuseppe si faceva vecchio e stanco a sentire le sorde e interminabili lagnanze della sorella.

E' cominciata una guerra senza tregua tra Severina e la cognata. Si sono detestate ed odiate tutta la vita. Ognuna rimproverava all'altra eccessi inaccettabili, anche se di natura ben diversi. Severina era stata sempre parsimoniosa,attenta ai consumi,conservava in cassapanche odorose di lavanda, il suo corredo, gli antichi mobili di famiglia erano ancora la sua mobilia, e i merletti preziosi delle suore ,sue amiche, giacevano sui vari divanetti e consolle. L'altra, la moglie ballerina, aveva arredamenti ultra moderni, viaggiava, se la godeva , con e senza Giuseppe. Il "Meschino"(poveretto) forse alla fine sara' stato cosi' affaticato dalla sua passione senile, da tutta questa esuberanza a cui non era abituato, che e' morto un po' di anni dopo il matrimonio e molti anni prima di Severina. Lei ogni estate ci veniva a trovare a Roma, veniva dalla cugina a raccontare della ballerina. E tra un lagnanza e l'altra continuava a snocciolare rosari. Mia madre continuava ad avere un po' di riverenza verso la cugina piu' grande, le preparava le zucchine come lei le chiedeva, il suo latte bianco la mattina,l'ascoltava nelle sue interminabili lamentele. La storia di Lina, la cognata malvagia, era ogni giorno arricchita di un particolare, ma poi era ,in realta', sempre la stessa, con piccole aggiunte, che mai erano inoffensive o perdonabili per Severina.

Mi ricordo i suoi bagni lunghissimi e lei gia' vecchia che mi chiedeva di lavarle la schiena. Aveva una pelle sottilissima, bianchiccia, mai esposta alla luce quella parte cosi' nascosta che solo a me mostrava, e a mia madre. Perche', quando in estate, veniva a trovarci, quello del bagno quotidiano era un rituale a cui non potevamo sottrarci. Credo che quelle nostre mani che le sfioravano la pelle siano state le uniche che l'abbiano mai fatto. La sua pelle sapeva anche di borotalco, come quella di un bambino. Sapone e borotalco erano le sue essenze. non poteva averne altre , lei che si era votata ad una eterna castita' d'infanzia. Anche i pochi gioielli che usava indossare si limitavano a delle perle verginali. Ne aveva in una lunga collana e in un paio di orecchini che poi ha regalato a mia madre. A me aveva promesso uno dei suoi due imponenti lumi a petrolio. che facevano bella mostra sul caminetto del salotto buono , nella sua casa di Palermo. ma quando e' morta, altri li hanno presi, e di lei ho solo un piccolo paio di orecchini d'oro che mi ha regalato alla nascita, perché e' stata la mia madrina di battesimo.

Qualche volta mi ha coinvolto nelle sue devozioni,io mi divertivo un poco in quella ripetizione dei misteri gloriosi e imparavo nuovi nomi di santi. ma come per il fratello anche con me,questo fervore di mistiche unioni, non ha funzionato.Ero affascinata dai racconti ,spesso sempre gli stessi dove parlava delle pessime cose che era capace di fare Lina, la ballerina. ma scappavo quando il racconto era la storia esemplare di qualche santa. Quei sacrifici mi sembravano atroci,come era stato per Severina il sacrificio di se' per quel fratello cosi' mal amato.

Nelle cassapanche del corredo, tutto dell'unico colore ammesso al suo tempo, il bianco purissimo di tele di lino, Severina a ogni stagione metteva mazzetti di lavanda o petali essiccati di gelsomino. Talvolta i due profumi si mescolavano, perche' lei sembrava dimenticare pezzetti dell'uno o dell'altro in fondo al legno. Ma su tutto e dappertutto era il profumo di sapone che l'ha accompagnata.

(Gelsomina DI Pasquale)





Severina accanto alla sposa al matrimonio del fratello